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Google: guerra virtuale tra colossi

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Dove non era arrivato nessun governo del mondo, è arrivato Google: il motore di ricerca ha deciso che non oscurerà più le informazioni sul suo sito cinese, anche se ciò dovesse significare la chiusura delle sue attività in Cina (che contano su 700 dipendenti). Google è in Cina dal 2006. Nonostante critiche da tutto il mondo, il motore di ricerca che ha come slogan “Don’t be evil”, non essere cattivo, strinse un accordo con il regime cinese per filtrare i risultati delle ricerche omettendo una lunga lista di parole ritenute “sensibili”.

In Cina la censura è strettissima, dissidenti e intellettuali che diffondono appelli pro-democrazia sul web, sono a marcire in carcere. Cercando su Google piazza Tiananmen, teatro nel 1989 del massacro di studenti che chiedevano riforme, fino a due giorni fa si trovavano solo link alle bellezze architettoniche della piazza di Pechino. Nel 2006 Google  si giustificò: “Crediamo che i benefici di un maggiore accesso di informazioni in Cina, superano i nostri disagi ad adeguarci alla censura”.

Martedì notte la svolta. Il cambio di passo di Google è arrivato da numerosi attacchi informatici provenienti dalla Cina: “Uno degli obiettivi primari degli hackers era di accedere agli account di posta Gmail degli attivisti  cinesi per i diritti umani”, ha scritto Google sul suo blog. “Non abbiamo intenzione di continuare a censurare i risultati delle nostre ricerche” hanno aggiunto da Big G. Sulla carta il motore di ricerca mira a rinegoziare i termini della censura, ma in realtà il governo cinese si è sempre tenuta stretto la prerogativa di decidere a quali informazioni possono accedere i cittadini: “La strada sarà sempre più stretta per Google in Cina”, ha commentato Hu Yanpin, direttore del Datacentre of China Internet. Ma Google va avanti: ha definito “irrilevante” dal punto di vista finanziario la sua uscita dal mercato cinese.

Barack Obama, presidente anche grazie al  web, ha confermato ieri il proprio appoggio a Google: il suo portavoce ha dichiarato che “questa amministrazione è convinti sostenitrice  della libertà per Internet”.
La prima guerra tra un motore di ricerca e il governo cinese si inserisce in un quadro complesso. Tra Cina e Stati Uniti sono recenti le frizioni sull’accordo contro il riscaldamento globale, così come differenti sono le opinioni sui programmi nucleari di Iran e Corea del Nord. Ma la Cina, con un trilione di dollari investito in titoli del tesoro americani, ha in mano un potere strategico sulla tenuta dell’economia statunitense.

Secondo la rivista Wired Usa sono almeno trenta le aziende americane vittime di attacchi informatici in questi giorni.
La presa di posizione di Google, vista positivamente dal tutta la web-sfera mondiale, ha come effetto non secondario quello di rilanciare l’immagine del motore di ricerca. E questo all’indomani dell’uscita di Nexus-one, il primo telefonino marchiato Google che si candidava a diventare l’anti iPhone ma accolto piuttosto freddamente dal mercato.

(Il Fatto, 14 gennaio)



4 Comments

grandi movimenti momenti storici questi… quanto stanno cambiando le relazioni internazionali accipicchia!!



ciao, ti ho letto sul fatto di oggi (15gen) e non mi è piaciuta molto la frase “In Cina non esiste una vera blogosfera [...] perciò non si registrano sostanziali prese di posizione della società civile [...]“. La blogosfera in Cina esiste eccome ed è anche molto vivace. Spero avrai modo di leggere sul mio blog (caracina) la traduzione di un post del blogger più famoso in Cina proprio sulla questione.



Tommaso, hai ragione. Intendevo blogsfera politica. Interessan la vicenda di Han Han



Grazie per la condivisione. Very nice site. Congratulazioni



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