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NoCavDay: intervista a San Precario

NoCavDay: Internet scende in piazza.
Uguaglianza, precarietà, auto-organizzazione politica in rete.

Di Federico Mello

Ho seguito per Il Fatto Quotidiano il lancio della mobilitazione su Facebook “Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi”. La proposta lanciata da San Precario e da alcuni blogger, ha riscontrato subito un successo virale: in meno di un mese ha raccolto 200.000 adesioni. Per quanto all’inizio sembrasse folle, la proposta in breve tempo si è guadagnata autorevolezza e concretezza: si è evoluta da mobilitazione virtuale in mobilitazione reale (ora anche partiti come l’Italia dei Valori e Rifondazione Comunista hanno annunciato la loro adesione).
Ho intervistato San Precario, l’icona orizzontale simbolo dei precari, il santo laico che ha fatto proprio il motto zapatista “Todos somos Marcos”. “Tutti sono San Precario” è diventato più di uno slogan: è identià di precari e nuove generazioni che trova piena rappresentazione. Non si sa chi si nasconde dietro San Precario, non lo sanno neanche i militanti impegnati nell’organizzazione del NoCavDay; San Precario esiste solo sul web, non ha voce e non ha volto, parla via chat o via mail. Questo è il nostro colloquio.

Mello: San Precario, come nasce l’idea di una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi?
San Precario: All’indomani della sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, ultimo di una serie di tentativi da parte di Berlusconi di porsi al di sopra delle leggi e della Costituzione per sottrarsi alla giustizia, il tema della sua incompatibilità con la carica di Primo Ministro sarebbe dovuto diventare il primo punto di discussione di un’opposizione (e non solo) “normale” in un Paese “normale”. Avremmo voluto sentire pronunciare la parola “dimissioni” da parte delle forze democratiche del Paese. Così non è stato e da cittadini ci siamo chiesti come poter intervenire per sanare questa anomalia, per riportare il Paese ad una situazione di legalità democratica. Tutto questo mentre l’Observer definiva la nostra “una dittatura”. Non bbiamo televisioni nè giornali. Abbiamo la Rete, Facebook e da lì abbiamo iniziato…

M: Una mobilitazione online già sperimentata per il NoGelminiDay…
SP: Il “No Gelmini Day” è stato convocato su Facebook, cresciuto nei blog e nei siti e approdato in piazza il 5 settembre scorso. Decine di migliaia di persone sotto tutte le Prefetture d’Italia, tre cortei (Milano, Benevento e Catania). Insomma, oltre ogni aspettativa. Abbiamo riscontrato che l’atteggiamento dei media classici (giornali e tv) segue un copione. Prima ti snobbano e poi, a valanga, si precipitano sull’evento e molto spesso manipolando la realtà e omettendo la genesi dei fatti. In particolare i media “progressisti”. Il fatto è che la Rete rappresenta un potere informe, molecolare che non è possibile cooptare nelle vecchie logiche di potere e di organizzazione, allora si tende a non riconoscerlo, a non legittimarlo, a fingere che non esista.

M: Ma se la rete è “potere informe, non cooptabile nelle vecchie logiche di potere” come pensate di poter organizzare una mobilitazione online che vada oltre lo spontaneismo?
SP: Il potere della Rete, visto in chiave politica, ha scarsi effetti sulla realtà se rimane confinato negli spazi del web. Per costituirsi, per diventare “organizzazione” e mobilitazione deve essere tradotto, deve subire un processo di trasformazione che gli conferisca valore e impatto reale, deve insomma diventare reale, fisico. Un pezzo di legno vale di più se diventa una sedia ma per fare una sedia occorre un lavoro. E la Rete è questo: lavoro molecolare, reticolare, impalpabile, intelligenza collettiva che si incorpora nelle strutture della realtà. L’esperienza dei Pirati in Svezia o di Grillo in Italia e in parte di Obama ci insegna questo: la Rete diventa “organizzazione” soltanto se riesce a radicarsi nella realtà e nelle coscienze. La nostra prima mossa, infatti, è stata quella di promuovere in tutta Italia dei banchetti e dei volantinaggi informativi della manifestazione del 5 dicembre. Molti già ci conoscevano grazie al web. Altri no. In ogni caso, nel momento stesso in cui siamo scesi per le strade e tra i cittadini siamo diventati una cosa nuova, visibile, reale. Abbiamo operato una traduzione. Adesso occorre capire con quali effetti: lo scopriremo il 5 dicembre.

M: Le violenze del G8 suonano ancora come una minaccia reale per chi scende in piazza senza insegne di qualche partito o di qualche soggetto istituzionale. Come evitare il rischio provocazioni e il rischio infiltrazioni?
SP: Ci riuniremo presto per affrontare le questioni organizzative. Tra queste c’è sicuramente il tema di come garantire un pacifico svolgimento della manifestazione evitando situazioni ambigue o infiltrazioni. Faremo anche noi un servizio d’ordine costituito dai gruppi di sostegno locale che si sono formati in tutta Italia a supporto dell’iniziativa. In più chiederemo a tutti di vigilare, filmare, fotografare situazioni sospette. Insomma se qualcuno sbaglia difficilmente la farà franca.

M: Chiedete solo e soltanto le dimissioni di Berlusconi. Un concentrato di “anti-Berlusconismo” potrebbe commentare un terzista da Corriere della Sera. È Silvio Berlusconi la causa di tutti i problemi del nostro paese?
SP: Noi non ci occupiamo di tutti i problemi del nostro Paese: non siamo un partito o una confederazione sindacale. Noi ci preoccupiamo della deriva autoritaria del nostro Paese, dell’eccezione alla democrazia che Berlusconi rappresenta. Noi vogliamo che si ripristini un quadro nel quale i giocatori di una partita abbiano gli stessi strumenti e rispondano alle stesse regole. Qua c’è uno che è padrone di televisioni che seguono i giudici chiamati a giudicarlo, padrone di giornali che espongono alla gogna mediatica gli oppositori politici o i giornalisti non graditi. Abbiamo insomma un Putin tascabile che opprime la libertà di stampa e di espressione anche in Rete come dimostrano gli ultimi attacchi delle sue tv e dei suoi giornali. Noi non siamo antiberlusconiani, siamo gente comune allarmata per il degrado politico del nostro Paese. Noi vogliamo bene all’Italia. Per questo chiediamo le dimissioni di Berlusconi.

M: San Precario, sulla questione precarietà non è mai nato un movimento autorevole e riconosciuto in Italia. Ci devi una risposta definitiva? Perchè è andata a finire così?
SP: Beh distinguerei. La mia icona ha una sua storia legata alle grandi vertenze delle soggettività precarie a partire dal MayDay [Il primo maggio precario organizzato ogni anno da San Precario a Milano, ndr], dalle battaglie contro le riforme del mercato del lavoro (da Treu a Maroni) che hanno caratterizzato il passaggio al paradigma della precarietà e persino alle battaglie per il reddito di cittadinanza o per il diritto alla casa: la precarietà non è soltanto una condizione contrattuale ma investe tutte le sfere della vita. Io ho semplicemente acquisito il valore di quell’icona - per me significativa anche sul piano personale - e trasformato in un soggetto da community, da social network. Ma San Precario non l’ho inventato io. Le mobilitazioni dei precari non riescono ancora oggi a trovare una sintesi unificante. Abbiamo tante vertenze che non comunicano: pensiamo solo alla lotta dei precari della scuola o a quella dei lavoratori dei call center o dei ricercatori precari. Questa, forse, è la sfida più grande che, a partire dalla Rete, vorrei affrontare.

M: In “Galassia Internet”, il sociologo Manuel Castells, massimo studioso della “Società in rete” scrive che “la cultura dei creatori di Internet ha plasmato il mezzo” e che la cultura dei creatori di Internet “era permeata dai valori che caratterizzavano i campus negli anni settanta: i valori della libertà individuale, del pensiero indipendente e della condivisione e cooperazione tra pari”. È così? Ora anche in Italia assistiamo alla ricadute politiche dei “Valori di Internet”?
SP: Il nostro percorso ha precisamente i tratti di ciò che Castells definisce l’autocomunicazione di massa, la capacità moltiplicativa delle reti sociali attraverso cui oggi riusciamo a trasferire velocemente informazioni ad una platea ampia di cittadini, ad operare sintesi e ad innescare processi di mobilitazione in maniera piuttosto rapida. Perché il No Berlusconi Day nasce dal web? Perché sintetizza istantaneamente la reazione dei cittadini alla sentenza della Consulta sul Lodo Alfano. Cosa che le strutture classiche (esempio i partiti), in funzione della loro articolazione politica e organizzativa non possono fare. Abbiamo scritto un appello, abbiamo raccolto adesioni, spunti, proposte. Abbiamo velocizzato i passaggi in un’ottica che è, appunto, di “condivisione e cooperazione tra pari” e freneticamente emendativa. L’aspetto più innovativo di questa esperienza rispetto agli altri movimenti, è che il nostro non ha un leader, una figura che incarna le istanze di cambiamento. Questo movimento è un leader collettivo che somiglia molto alla plenaria di un World Social Forum. L’obiettivo, al momento, è arrivare al 5 dicembre e portare quanti più cittadini in piazza. La Rete è per sua natura costantemente autoemendativa, non consente previsioni di lungo periodo. E’ come il lavoratore a progetto in cerca di stabilità.

(Questa intervista uscirà anche sul primo numero Krill, Rivista Quadrimestrale sull’immaginario)

LINK:
San Precario su Facebook
NoCavDay su Facebook
Il sito No Cav Day



10 Comments

Soccia Fede, ma che roba prendi per riuscire a parlare con San Precario?



basta la mail



oltre che raccomandarsi ai santi cosa di concreto si puo’veramente fare per ridare una dignità a questo meraviglioso paese??



San Precario è anche uno o una degli organizzatori in carne ed ossa, da questa intervista è lampante. Cercate tra gli ultraquarantenni che hanno studiato sociologia.



Sno completamente d’accordo con San Precario, che sicuramente è un uomo in carne ed ossa e molto intelligente. Andiamo tutti a Roma il 5 dicembre, dobbiamo essere in tanti a dire NO ALLA DERIVA AUTORITARIA in atto in Italia ad opera di Berlusconi e dei suoi lecchini!



Ottima intervista. Abbasso i cinici e i qualunquisti, evviva San Precario.



grande intervista



“cooptare” “spontaneismo” “soggettività precarie” “autocomunicazione di massa” “operare sintesi” “autoemendativa” tutte in testo solo non si erano mai viste.



Ma perchè titola No Cav Day e non NBD?



Attenzione. Parlare troppo del 5 dicembre rischia di disinnescarne la portata. I “berluscones” si stanno organizzando per fare una manifestazione uguale e contraria stesso giorno stessa ora stesso luogo. L’autorizzazione non dovrebbe essere data, ma sappiamo bene che i “berluscones” si sentono e sono autorizzati a fare di tutto, non c’è Stato o opposizioni che tengano. Credevo nello Stato e nelle Istituzioni. Oggi invece credo che le forze dell’ordine sarebbero capaci di consentire questa sciagurata contemporaneità e stare a guardare, o magari darsi da fare a manganellare la gente - ma solo quella vestita di viola. Perciò allerta. Prevenire. Cambiare giorno a sorpresa.Anticipare Posticipare. Non cadere nella trappola.
r.r.d.



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