Cofferati lascia. Abbasso Cofferati
Io l’avevo anche sostenuto e nel mio piccolo supportato in campagna elettorale. Una delle cose di cui mi sono pentito di più nella mia vita. Parlo di Sergio Gaetano Cofferati, prima pifferaio magico che ci aveva stregati tutti col can can dell’articolo 18 - anche se a noi tutti precari la cosa non riguardava neanche di striscio - poi sindaco di Bologna.
Io cinque anni fa ero lì. Ricordo i suoi discorsi. Le sue promesse. I suoi voli pindarici. I suoi manifesti. Prometteva una nuova Bologna, una città rinascimentale che avrebbe fatto dimenticare il medioevo guazzalochiano. Prometteva dialogo, il Koffi, e ascolto, e rappresentazione di tutte le molteplici esigenze della città. Prometteva innovazione, col suo blog, con la sua web-TV fatta dai soliti stagisti sfruttati dal partito di sinistra e poi lasciati a marcire in una città che della creatività e dell’innovazione se ne fregava e nella lotta contro i Dehors riassumeva tutta la sua proposta politica.
Ora, dopo quattro anni in cui ha litigato con tutti, ha inventato di sana piana emergenze razziste e irrazionali, dopo che ha fatto crollare le iscrizioni all’università di Bologna, e che ha reso la città delle torri simili a qualsiasi provincia veneta ad amministrazione leghista. Ora dopo che si è speso a destra e a manca come sceriffo colpevolmente dimenticando che molto meglio di lui gli sceriffi li fanno i Tosi, i Gentilini. Ora che ha buttato nel cesso qualsiasi ragionamento politico di alleanze. Ora, si ritira. Per problemi personali. Dice. Una motivazione che anche ad un sordo suona come una sonora menzogna. La verità per molti è un’altra. Che ha avuto paura di perdere. E che non ha avuto nessun coraggio. Di assumersi almeno le responsabilità e le conseguenze dei quattro anni della sua amministrazione.
Cofferati a Bologna lascia il nulla. Un partito democratico locale che si spaccia come incubatore del PD nazionale (sai che figata) ma che in questi anni non è riuscito neanche velatamente ad esprimere una sola critica al suo sindaco. Un partito democratico che lavora sopratutto per gli affari e che ha in mente solo il suo elettorato di riferimento ormai perfettamente sovrapponibile al pubblico di Porta a Porta.
Dice, infine, il coffi, che è a disposizione del partito. Parole che fanno ghiacciare il sangue nelle vene. Chissà dove ce lo ritroveremo presto, Sergio Gaetano. Tremiamo al pensiero. Perchè potrebbe fare effettivamente una grandissima carriera nel PD. Un partito di perdenti cronici è di certo in grado di valorizzare uno come lui.

25 Comments