I blog alla ricerca di un ruolo pubblico
Oggi è uscito un mio pezzo su Dnews. Si parla di blog e di come questi fanno fatica ad influenzare il dibattito offline. Ho sentito Luca Sofri, Sono un Precario e Zoro. Su Dnews (il pezzo è a pag. 24) trovate anche un commento di Antonio Sofi. Il pezzo è questo.
Chi naviga su Internet sa bene che è sempre più facile imbattersi in qualche blog. In effetti, l’insieme dei blog italiani - quella che viene definita “blogsfera” – è ormai una realtà consolidata nel nostro panorama mediatico: tra le pieghe dei centinaia di migliaia di blog, milioni di persone si confrontano, si informano, si scambiano opinioni. Nonostante ciò, i blog italiani rimangono tutto sommato una realtà marginale che fa fatica ad incidere sull’agenda dell’informazione mainstream. Le cause di questa situazione risultano molto chiare a coloro che animano quotidianamente i dibattiti in rete. C’è sicuramente un sistema dell’informazione poco attenta all’innovazione, ma appare anche chiaro come i blogger italiani non hanno accettato appieno la sfida della controinformazione.
<<I blog non esistono nel dibattito pubblico – ci dice Luca Sofri, giornalista e autore del cliccatissimo wittgenstein.it – e la responsabilità è sicuramente dell’informazione italiana. I giornali sono poco moderni, pigri, e la politica è ancora più pigra dell’informazione. Nessuno ha voglia di alzare le antenne per captare cosa succede in giro>>. Anche i blogger però fanno la loro parte <<se paragoniamo il livello dell’informazione dei blog americani con quelli italiani, il panorama nostrano è abbastanza povero>> anche perché << non si capisce per quale ragione persone che si occupano quotidianamente di informazioni, di politica, o anche intellettuali o professori universitari, non usino il blog per dare più spazio e più lettori alle proprie idee>>.
Anche per Alessandro Sironi, giovane creativo di Milano e autore di Blog a Progetto (blogaprogetto.wordpress.com) andrebbero sfruttate meglio le potenzialità del mezzo: <<Un blog è uno spazio libero che potrebbe essere utilizzato anche dai professionisti dell’informazione. Un giornalista tramite i blog potrebbe occuparsi di argomenti scomodi, senza troppi riguardi per gli interessi del proprio editore>>. Stesso discorso per la politica: <<I politici si rivolgono molto ai media tradizionali, la televisione su tutti, e usano i blog come strumento di propaganda. Dovrebbero invece utilizzare il web per confrontarsi con i cittadini, e avere riscontro dei problemi che affrontiamo ogni giorno>> conclude Alessandro.
Sposta l’attenzione sui blogger, invece, Diego Bianchi in arte Zoro (zoro.blog.excite.it) diventato molto noto grazie ai suoi video graffianti sulle tribolazioni del Partito Democratico. In qualità di blogger, Zoro si è ritrovato recentemente ospite di Matrix, la trasmissione di Enrico Mentana, al pari di leader politici e direttori di quotidiani. Anche in base a questa sua esperienza, ci dice la sua: <<Per quanto seguito possa avere, Internet rimane sempre marginale rispetto alla tv o ai giornali, l’impatto di una sola puntata di Matrix rimane superiore a quello che possono avere in un mese tutti i blog messi insieme>>. Secondo Zoro, inoltre, il problema è anche quello degli argomenti trattati: <<è difficile che i blog parlino di cose radicalmente diverse da televisioni e giornali. Per esempio qualche settimana fa un lavoratore rumeno è stato ucciso e il suo cadavere bruciato dai datori di lavoro per incassare il premio dell’assicurazione. I giornali non hanno dato molto rilievo a questa notizia e i blog si sono accodati. È un peccato perché poteva rivelarsi un’occasione per fare controinformazione in rete>>. Rimane da chiedersi se all’estero la situazione sia diversa. <<Ho conosciuto blogger egiziani e venezuelani – conclude Zoro - che sono finiti in galera per quanto scrivevano sui loro blog. Magari anche in Egitto e in Venezuela i blog sono marginali rispetto alla TV, ma se ti mettono in galera per le cose che scrivi vuol dire che tanto marginale non sei>>.
In Italia, insomma, i blogger devono fare ancora della strada per diventare davvero influenti. E riflettere su sé stessi, può forse risultare utile per cominciare a contare di più.

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