Deliri in bicicletta
Per chi ha chili di troppo il problema “prova costume” si pone tutti i giorni dell’anno.
E purtroppo si è sempre troppo soli in questa lotta immane.
Di fronte a “burelle tonno/maionese”, a “torte di burro e cioccolato belga”, di fronte al “pasticcio di tortellini con ragù e besciamella”, tu ringrazi dicendo che “no grazie, saicomecom’è ho la prova costume”.
E gli smilzi da settembre a marzo ti rispondono “dai non rompere hai un sacco di tempo davanti”.
E da marzo ad agosto ti dicono “ma ormai è tardi, cosacivuoifare?”.
Allora, nonostante gli inutili consigli degli smilzi, succede che verso novembre decidi di comprarti una bella bicicletta usata per andare al lavoro. Andare al lavoro in bici, nonostante i rischi di morte cruenta in agguato dietro ad ogni incrocio, è un’attività che ispira nell’animo umano sentimenti on the road tipo figli dei fiori anni ’70.
Si osservano le persone muoversi per la città, si percorrono a velocità moderata le strade pedonali, si assapora la mattina a ritmo lento, piacevole. Si vaga con pedali silenziosi tra il frastuono metropolitano.
Visto però che, nonostante la pausa frikkettona, delle gente moderna e contemporanea al tempo stesso come siamo noi, deve essere sempre e cmq costantemente wired, deve sapere cosa ha fatto il papa in Turchia, cosa ha dichiarato il baffuto leader sindacale, come hanno votato i senatori della commissione bilancio, ecco che in bicicletta non si può fare a meno di rimanere collegati con il resto del mondo. A tale scopo è deputata una radiolina incorporata nel telefonino Nokia accessoriata con un pratico kit di cuffiette che sembra che hai l’Ipod.
Allora pedala e pedala, da ciclo-ascoltatore, un mondo nuovo ti investe. A differenza delle televisione e del suo pubblico a 6 cifre, la radio è un avamposto di sperimentazione e cultura. La radio è un mass media aperto alle voci dissonanti, alle idee originali, alla partecipazione degli ascoltatori (partecipazione vera, non da miracolati o sfigati o disperati o umiliati che stanno lì ad ingrossare la folla questuante che sogna, nell’arco di una vita, almeno un’inquadratura televisiva).
A grandi pensieri porta la bicicletta radiofonica. Ci si rende conto che le onde FM, molto più della televisione, raccontano il paese nel quale viviamo. La televisione è mass media e pensa che la mass sia tutta una schiera di schampiste pettegole e di signore decrepite che stravedono per Carlo Conti.
La radio no invece. La radio è più adatta, più fit per una società di nicchie, una società moderna e secolarizzata com’è ormai la nostra.
Allora ascolta e ascolta, pedala e pedala, arrivi finalmente al lavoro.
Palazzi bianchi quadrati di angoscia e disperazione.
Ordine annoiato che se ne frega della società di nicchie.
Che se tu avessi un po’ più di coraggio (o se un po’ più di coraggio lo avesse il Parlamento elargendoti qualcosa che ti permetta di inventarti un tuo lavoro senza affrontare una vita di stenti), non ci metteresti più piede in quelle prigioni che umiliano tutti le progressiste idee concepite in bicicletta.
Ma tant’è.
Oggi hai pensato alla prova costume, alla bicicletta, alla radio e alla televisione.
Al nuovo lavoro ci penserai domani.

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