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Io farei Saviano ministro alla Cultura

Se ci fermiamo un attimo a pensare.
Quali sono oggi in Italia le persone che simboleggiano la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata?
Ve lo dico io. Un prete e la sorella di un magistrato ammazzato.
Don Ciotti e Rita Borsellino.

E poi uno scrittore. Giovane. 28 anni.
Roberto Saviano.
Che ora vive sotto scorta per il suo libro Gomorra sulla Camorra.
Saviano che, come ha dichiarato, oggi quel libro non lo scriverebbe più.

Non fa specie che in Italia il simbolo della lotta alla criminalità sia un ragazzo di 28 anni? Uno scrittore?
E Bassolino, Vendola, Iervolino? E Mastella, Adriana Poli Bortone, Alessandra Mussolini?
Com’è che non c’è un sindaco, un presidente di Regione, di Provincia, un Ministro, uno dei 101 sottosegretari, un qualsiasi politico di ogni ordine e grado che venga riconosciuto come simbolo della lotta alla criminalità?

Che bello ora dichiarare, lassù dai palazzi, la propria solidarietà.
Che sicurezza girare nei mercati, baciare bambini, stringere mani, e dire che Saviano è un cittadino coraggioso.
Che senso dello stato parlare della “Napoli che non ci sta”, del “Sud onesto” e poi farci mettere la faccia a uno dei pochi che, con meno di 45 anni, riesce a dire la sua. A suo rischio e pericolo.
Saviano è un simbolo. Ma delle nuove generazioni. Non di chi ora gli si stringe attorno con comunicati stampa pelosi che non valgono neanche la carta sulla quale sono stampati.

E poi la morte di Mario Merola.
Celebrato da molta TV come un padre della patria.
Qualche voce pensante ha detto quanto andava detto (D’Avanzo su Repubblica, Alex, il blogger diciannovenne di Aversa con una lettera alla Padania):
Merola era un simbolo di chi giustifica la criminalità e la giustizia fai da te secondo un solito piagnisteo meridionalista (lo stato che non c’è, il nord sfruttatore…).

Le istituzioni napoletane tutte, invece, si sono fatte prendere dallo spleen al limoncello.

«Merola è un grande simbolo per Napoli e il Mezzogiorno» (Bassolino).
«Il cantore della Napoli verace» (Mastella).
«Dobbiamo recuperare la guapparia [di Merola] nella misura in cui è orgoglio» (Iervolino)

Vergognoso e ingiusto.
Meglio Saviano.
Un simbolo della mia generazione.
Per il quale non scriverei un comunicato stampa.
Ma lo nomineri, quanto meno, ministro alla Cultura.



5 Comments

Bellissimo post, solo che io vengo da Aversa ( CE ) in piena GOmorra e non da Anversa che si trova credo in Belgio



certo alex, :-) corrego subito.
è colpa dell\’ortografia, che non è mai stato il mio forte



sono pienamente d’accordo con te; è vergognoso che le istituzioni portino Merola a simbolo guappo della napolanità.
Viva Saviano
Abbasso Merola



sn campana e trovo straordinario il libro di saviano!!!ma sn anke una fan d merola ke personalmente lo ha conosciuto e se persone dell’istituzione hanno detto delle frasi x ricordare una persona ke se ne andata è xkè l’hanno conosciuto cm me..e se tante persone lo seguivano e lo ammiravano nn era xke lui era un “Malamente” anzi tutt’altro ha aiutato tante persone a vivere ed è sempre rimasto una persona semplice!!determinati film li ha fatti anke x far conoscere la situazione della città di Napoli raccontando anke dettagli poko belli ma ke purtroppo erano e sn tutt’ora presenti,cm tanti napoletani vogliono nascondere disprezzando Merola..ma anke xke in quel periodo il popolo amava quel genere..lui ha portato alla ribalta la Sceneggiata Napoletana anni ‘70-’80 in Italia e nel mondo e ancora adesso..comunque..non trovo giusto ke venga disrezzata una persona ke nn c’è più!!



Eila … purtroppo stavo ascoltando la radio e lavorando mentre ho sentito l’uscita di Fede … appena arrivato a casa mi sono messo a scrivere un post (ti aspetto sul blog) e cercando in giro mi sono imbattuto in alcuni siti, tra cui il tuo.

Non avrei mai voluto sporcare il mio blog parlando di Emilio, ma oggi ho dovuto, l’ha sparata troppo grossa stavolta.

Grazie e a presto, Wil.



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