La nostra generazione rischia grosso

Che poi noi dovremmo capire che rischiamo tutti grosso.
Dico noi che non rientriamo nello schema lavoro dipendente classico, due figli, macchina a rate, mutuo sulla casa e pensione assicurata.
Noi che in questo schema non ci rientriamo come generazione.

Rischiamo grosso miei cari.
Dovremmo pensarci più seriamente di quanto ora facciamo.

L’Italia è spaccata in due come una mela. È stata tracciata una linea per terra.
Sopra questa linea ci sono coloro hanno cominciato a lavorare entro gli anni ’80.
Quelli che hanno programmato la propria vita perché ne hanno avuto l’occasione.
Quelli che magari hanno fatto sacrifici, ma seguendo una prospettiva chiara.
Quelli che hanno avuto certezza del lavoro, del credito, della possibilità di accumulare beni che fossero di salvaguardia per il loro futuro e per la loro vecchiaia.
Quelli che hanno avuto a disposizione uno stato sociale basato sul loro essere lavoratori, e non sull’eventuale appoggio che la famiglia poteva dargli.

Sotto questa linea ci sono tutti gli altri. Ci siamo noi.
Quelli che certezze di lavoro non ne hanno, ma che si trovano loro malgrado a vivere in un paese in cui lo stato sociale è interamente basato sul lavoro “classico”.
Quelli che non muoiono di fame, che riescono a sopravvivere, ma solo grazie all’appoggio della famiglia che svolge il ruolo di stato sociale. Senza dignità piena di cittadini, ma sopravviviamo. Per ora.
Quelli che non si mobilitano per i loro diritti, quelli che tacciono forse perché vivono una sorta di complesso di colpa per le opportunità di studio che le famiglie di provenienza hanno potuto garantirgli, opportunità comunque maggiori di quelle avute dalla generazione precedente.
Ci siamo noi sotto quella linea.
Quelli che non si mobilitano perché poco avezzi a fare politica, in quanto allontanati dal marcio venuto fuori da tangentopoli.
Quelli che in qualche modo lavorano, ma senza poter programmare il futuro.
Quelli gravati da un sistema pensionistico al quale contribuiscono ma del quale non avranno occasione di usufruire.
Quelli che non fanno figli perché non hanno la sicurezza di poter garantire a questi un futuro migliore del proprio.

Se pensiamo a questa situazione non ragionando sui destini individuali di ognuno di noi, se pensiamo a questa situazione come generazione, ci si dovrebbe ghiacciare il sangue nelle vene.
Negli anni a venire verremo spremuti per mantenere uno stato sociale che ci esclude.
Non faremo figli e, fra 30 o 40 anni, non ci sarà, a livello macro, un numero di cittadini sufficienti a mantenere la nostra vecchiaia.
Siamo costretti a muoverci in un mercato del lavoro che, per le tutele che prevede, provoca un’allocazione, una distribuzione della risorsa lavoro (di noi lavoratori) del tutto anacronistica e del tutto inefficiente. E questo porta, e porterà sempre di più, a un basso tasso sviluppo, a poca ricchezza da ridistribuire.

Dobbiamo dire infine che tutto ciò non è casuale. Il governo attuale, che io avrei considerato amico, estrinseca una rappresentanza che non è la nostra. Rappresenta quelli che stanno “sopra la linea”. A noi non pensa.
Perché politicamente noi non pesiamo
. Mentre la politica, soprattutto in Italia, non fa programmi di lungo periodo, e soprattutto non fa beneficenza.
La politica rappresenta interessi organizzati.
E noi non capiamo ancora bene quali siano i nostri interessi.
E della parola organizzazione non conosciamo appieno il significato.

Noi, lo ripeto, rischiamo grosso.
Dovremmo pensarci più seriamente di quanto ora facciamo.



30 Comments

Sono pienamente d’accordo; e credo che l’unica soluzione per garantirci una vita dignitosa negli anni a venire sia cercare rifugio all’estero per qualche tempo, con un lavoro pagato con dignità, la possibilità di mettere da parte qualcosa e soprattutto i piedi fuori dall’Italia prima che cominci davvero a tremare la terra sotto i medesimi.
Qui fra dieci anni saran ca##i acidi per molti.

W.



erre qua tra dieci anni saranno c***i acidi. ma partire is not the answer. non senza averci provato a cambiare qualcosa



Beh, non dimentichiamoci che, recentemente, un aiuto importante per salvare il nostro amato belpaese é giunto da le migliaia di italiani emigrati all’estero.

Se alle ultime elezioni avesse vinto la casbah de le libertá i c***i acidi sarebbero anticipati di nove anni e mezzo…

Questo dimostra che si puó fare qualcosa anche dall estero, dove l’informazione giunge pulita, contundente, non filtrata dai Tiggi due, dai Vespa e dai gli Emili Fedeli.

Personalmene scrivo dalla Spagna Zapaterista e sono contento di essere quá, non mi sento colpevole. Spero di poter portare una vena di speranza alle migliaia di paesani che resistono in Italia, che fanno controinformazione, raccontando che un altro modo di vedere le cose é possibile, una classe politica nella quale credere.
La speranza che la democrazia da rappresentativa possa, un giorno, trasformarsi in partecipativa.

Salu2



Martino tu hai ragione. Ma tu sei andato via dall’Italia seguendo un tuo progetto. Come molti, Erasmus e poi ti sei fermato. E poi ora in Spagna sei il nostro occhio fotografico sullo zapaterismo e sulla nuova Spagna.
E’ normale che sia bello e giusto che chi ha voglia parti, viaggi, guardi.
A me dispiace invece che ci sia chi decide di partire per sfinimento, perchè l’Italia è un paese immobile. Per questo credo che si debba fare qualcosa.



A me non solo s ghiaccia il sangue nelle vene…io mi sto proprio cagando addosso…qui in Francia pare che per ora le cose marcino un po’ meglio rispetto al Bel Paese, ma c’é comunque qualcuno che si lamenta e minaccia di fuggire verso qualche paese tropicale…disoccupazione, affitti alle stelle, su 10 offerte 2 sono di lavoro e 8 di stage, e poi vivere in Francia tutta la vita?
io spero solo che mio fratello, dipendente TRENITALIA, si metta una mano quando sua sorella non sarà più in grado di lavorare…



fede, su ’sto argomento hai ragione da vendere. ma poi però siamo sempre da capo. chi ci ascolta?
chi è che può ottenere un’ampia visibilità su questi argomenti?
mi sta nascendo un po’ di sconforto.

calzaider



sullo scoforto credo siamo in tanti calz.
non so che possiamo fare. sinceramente non lo so. forse solo prenderne coscienza e aspettare il momento propizio per muovere un po’ le cose



rischiamo grosso perchè non rischiamo un cavolo!
ci hanno immobilizzato nella ricerca avvilente del poco lavoro che c’è. capisco te che vuoi restare ma io non me la sono sentita di fare il barbone che corre dietro alla briciola che gli tirano e ho rischiato, ricominciando dall’altra parte del mondo, dove ne ho beccati tanti come me in esilio volontario, così come hanno fatto i nostri nonni.
quando non avranno più nessuno che spende , che paga loro un affitto che segue una loro triste conferenza chissà…magari non gli andrà bene nemmeno a loro!!
dalla pampa argentina dove no ci si arrende nemmeno di fronte al crollo della propria economia!!
baci



massimo rispetto BAires



si rischiamo tanto , più di quanto immaginiamo. l’hai detto tu , lo ripeto volentieri…ma qualcuno andrà sempre avanti e questo mi fa rabbia, mi fa schifo…più di quanto immaginiamo. va avanti chi?…qualcuno bene i male se la cava sempre e comunque.



Qualcuno pensa mai a come vive durante il giorno? Tutti a pensare al divertimento a tutti i costi, alla discoteca il fine settimana, al pub, alle canne in compagnia, allo spritz, a svagarsi. E poi, tutti (gli stessi) a lamentarsi se nessuno li (ci) c@g@! Bisogna svegliarsi, la nostra è una generazione piena di idioti che corrono dietro ad un grande fratello, al miraggio di apparire ad ogni costo e al primo zimbello che il barone televisivo di turno ci propone come star. L’immagine della nostra generazione è di una marionetta senza ideali e senza soldi, fatta di 8 imbecilli su 10 di cui i rimanenti 2 devono pagare. Questa purtroppo è la realtà dei fatti, mi si gela il sangue e me ne vergogno, ma bisogna ricordarsi che le tanto decantate opportunità avute dai nostri genitori e nonni si sono evolute su un tessuto sociale impregnato di valori come quelli religiosi e fondati sul concetto di coppia stabile (ovvero quella che forma le nostre attuali famiglie). Tutte cose sulle quali la nostra generazione sta sputando, a torto o a ragione per carità, ma non credo che la spagna di zapatero sarà la soluzione.
Forse il non sputare sul piatto da cui mangiamo potrebbe essere un buon punto di partenza… Peace



l’articolo è vero, veniamo messi in un angolo i miei nonni o cmq persone anziane che incontro e con cui ho l’occasione di interagire ci guardano allibiti dal ns silenzio, ricordano le loro fatiche da giovani per un mondo migliore, le guerre e i massacri la voglia di perdere tutto per garantire un futuro alle generazioni seguenti noi stiamo buttando i loro sforzi nel cesso solo perche’ siamo una generazione il cui principio fondamentale e’ non avere principi, e’ menefreghismo totale di cio che ci circonda persone o cose fa lo stesso andiamo avanti tra le paranoie e le depressioni che noi stessi ci inventiamo scappiamo in altri mondi o ce ne creiamo di nostri, tutti pronti a sputare sentenze senza fare esami di coscienza ma soprattutto senza conoscere i problemi reali mi dispiace ma alle soglie del 2007 non c’e’ cultura e questo ci logora. si vota e non si conoscono i programmi, si vota e non si crede realmente al potere che abbiamo tra le mani, sfruttiamo la demoscrazia, studiamo i nostri veri bisogni esponiamoli in massa e credendoci davvero. dico che oggi si fanno scioperi e cortei e che gran parte degli italiani sfrutta questi giorni per dormire o cmq fare altre cose. siamo un popolo che si lamenta ma che non reagisce perche’ probabilmente non ha la cultura per farlo. capisco la delusione dei miei nonni e in parte dei miei genitori che ci guardano allibiti perchè non reagiamo a tutto questo se non nella maniera che ci rimane piu’ comoda, fregandocene. mi metto in prima fila tra il noi di cui parlo non voglio offendervi ma solo invitarvi ad un esame sulle mie parole. se non siamo i primi a pensare che andra’ sempre peggio sara’ cosi’ e per mano nostra.



pea ti ringrazio per il contributo ma non sono del tutto daccordo con quanto scrivi. tu dici che non c’è cultura. io mi chiedo quanta cultura in più ci fosse negli anni ‘70. era soltanto che la società era più semplice, più facile riconoscersi in grandi partiti e organizzazioni. ora non è più così. ma sicuramente i giovani sono i più scolarizzati di quanto sia mai successo nella storia.
sulla questione che noi stiamo in silenzio invece concordo. primo obiettivo da darsi, infatti, è quello di -come fanno i depressi- renderci conto che abbiamo un problema. abbiamo una sfilza di problemi. su tutte queste cose sto scrivendo un breve libro che poi pubblicherò sul blog



L’unica soluzione contro il precariato è buttarsi tra le braccia dei politici seri e cominciare a fare un po’ di attivismo in favore dei GGGGiovani.



mello, forse pea non ha tutti i torti. Il discorso che fai tu della scolarizzazione ai massimi livelli è probabilmente corretto. Ma la domanda è: che QUALITA’ di scolarizzazione? Negli anni ‘70 l’indice di scolarizzazione come quello di analfabetizzazione erano diversi (minore il primo e maggioe il secondo) ma il sistema di scolarizzazione produceva una cultura maggiore di quanto non avvenga oggi, perché se il bacino di utenza al processo di scolarizzazione è e va aumentando, il livello medio si è tristemente abbassato in favore di recuperare gli ultimi ainvece di favorire i primi. Se questo atteggiamento è probabilmente più lodevole che criticabile, forse qualche lacuna la mostra nell’abbassare il livello medio: la scuola italiana (elementari a parte) è tra le più scarse d’europa. Un perché evidentemente ci sarà! Devi dimenticarti i casi isolati di cultura ampia (come sicuramente la tua): i grandi numeri sono fatti dalla massa, e la massa sono gli adolescenti di oggi che sanno poco o nulla della realtà e della storia che li circonda, ma sanno tutto di cellulari e suonerie. Sembra la solita frase fatta, eppure è così…
Per pea: sono d’accordissimo con te quando affermi che la nostra generazione non ha ideali e cultura, ma se ci pensiamo deriva esattamente da questo: è il DIVERTIMENTO tout court il vero oppio dei nostri giorni: come dice mello a ragion veduta, sono i depressi a vedere i problemi con limpidità, finché ridi sempre non riesci e non puoi vederli. E lo sdrammatizzare tutto è la vera piaga bastarda dei nostri giorni, ma altro non si inscrive se non in una cornice di crescente RELATIVISMO, dettata niente meno che dall’eurisma. Ma qui si potrebbe aprire un discorso che forse non tutti avrebbero la voglia, il tempo e la capacità di affrontare… Ma se a qualcuno interessa, ben venga. Riflettete gente



Cambiamo la legge sulla contrattazione del lavoro? Quando?



Salve a tutti,
Vi invito a firmare questa petizione, qualora foste d’accordo sui contenuti:

Contro la gerontocrazia, per l’equità tra le generazioni

http://www.petitiononline.com/demgiov/petition.html

***

PREMESSO CHE

Un sistema sociale non può evolvere e svilupparsi, anzi è destinato a estinguersi, se penalizza strutturalmente la fascia più giovane della sua popolazione.

Suscita, quindi, profonda preoccupazione l’attuale progressivo delinearsi di una struttura sociale in cui i giovani sono fortemente penalizzati riguardo alle opportunità, giocano un ruolo sempre più marginale, non hanno rappresentanza politica e sociale, e di fatto sono loro preclusi i mezzi per poter cambiare questo stato di cose.

Il conflitto intergenerazionale si manifesta soprattutto nella struttura del mercato del lavoro, del sistema pensionistico e del mercato della casa;

questi tre fattori si sommano tra loro, e gli effetti perversi vengono così amplificati, dando luogo a una vera e propria “truffa intergenerazionale”.

I giovani dovranno infatti pagare quella parte di pensione goduta dai genitori ma non versata, dovendosi sommare gli effetti del carattere retributivo del sistema pensionistico previgente con quelli del forte incremento della speranza di vita.

Tuttavia, a causa del combinato effetto di un sistema pensionistico riformato in chiave contributiva e di un mercato del lavoro sempre più precario, essi godranno di una pensione irrisoria, e in molti casi non ne godranno affatto.

Sempre a causa di un mercato del lavoro precario, che non consente di accedere al mutuo, e di un mercato immobiliare caratterizzato da prezzi altissimi (4/5 volte superiori, in termini reali, rispetto agli anni Sessanta), non avranno la possibilità di accedere a un bene primario e fondamentale come la casa.

Si troveranno inoltre a dover pagare un debito pubblico enorme senza però più avere alle spalle i servizi offerti dallo stato sociale; in altre parole, la generazione precedente ha goduto dei servizi senza pagare il conto, la nuova generazione dovrà pagare il conto senza godere dei servizi.

Il conflitto intergenerazionale non si trasforma tuttavia in aperta “rivoluzione generazionale” perché, a livello familiare, sono attivi alcuni importanti meccanismi compensativi di redistribuzione delle opportunità.

Tali meccanismi di solidarietà intrafamiliare/intergenerazionale, se è vero che operano nella maggioranza dei casi, tuttavia lasciano scoperta una consistenze minoranza di giovani.

L’impossibilità, per i giovani, di progettare e costruire il loro futuro
con le loro proprie forze conduce i più fortunati a una progressiva perdita

di fiducia nelle proprie capacità, a causa della carenza di una reale autonomia; i meno fortunati, a una situazione di vera e propria disperazione.

In una situazione siffatta, la possibilità di strutturare una relazione affettiva e un’attività lavorativa stabili risulta fortemente compromessa, con correlativo incremento delle probabilità di assumere comportamenti devianti.

In definitiva, in larga parte dei giovani viene bloccato quel fondamentale processo tramite il quale è possibile accrescere la possibilità di controllare la propria vita, di operare liberamente delle scelte consapevoli, di agire in base a queste scelte: in altre parole, di elaborare strategie adeguate per raggiungere obiettivi sia personali che sociali.

I pesanti vincoli alla progettualità ingenerano sfiducia nel futuro, conducono a un’economia fondata più sulla rendita che sulla produzione di beni e servizi, e producono un forte calo dei tassi di natalità, minando in radice la stessa possibilità di sopravvivenza del sistema sociale.

DICIAMO “BASTA” ALLA GERONTOCRAZIA CHE SCHIACCIA LE GIOVANI GENERAZIONI, E CHIEDIAMO AL PARLAMENTO ITALIANO E ALLE FORZE POLITICHE TUTTE CHE VENGA RISOLTO AL PIU’ PRESTO IL GRAVISSIMO CONFLITTO DI INTERESSI TRA GIOVANI E ADULTI/ANZIANI CHE CARATTERIZZA LA SOCIETA’ E, DI RIFLESSO, LA POLITICA ITALIANA;

IN PARTICOLARE, CHIEDIAMO CHE

- siano create e sostenute le condizioni sotto le quali i giovani possano partecipare e contribuire al progresso sociale, culturale ed economico, e
in questo modo realizzare la propria personalità.

- siano predisposti interventi strutturali e normativi capaci di aprire ai giovani nuovi spazi di rappresentanza politica e sociale, nonché volti al riequilibrio intergenerazionale delle opportunità, sia in una prospettiva di medio/lungo termine, sia anche di breve termine.

- si proceda al più presto a una riforma del mercato del lavoro, in cui la flessibilità si coniughi con la certezza e la sicurezza, e non con la precarietà.

- si attui una nuova politica della casa, che corregga il paradosso per cui chi ha necessità di una prima casa quale bene primario e fondamentale per l’estrinsecazione della propria personalità, non può accedervi, mentre può accedervi facilmente chi nella casa cerca una forma di investimento.

- si affermi un concetto nuovo di welfare, in cui le prestazioni dello stato sociale siano collegate non già allo status di “lavoratore”, ma a quello di “cittadino”.

- sia fissato un limite massimo di età per l’assunzione di incarichi istituzionali.

- sia esteso il diritto di voto (sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica) a tutti i cittadini che abbiano compiuto i 16 anni di età.

Solo l’urgente adozione e realizzazione di interventi di questo tipo potrà realisticamente impedire che vengano messi in discussione i cosiddetti “diritti acquisiti” delle generazioni precedenti, e che il conflitto intergenerazionale oggi latente si trasformi, presto o tardi, in aperta rivoluzione generazionale.

http://www.democraziagiovanile.it

http://www.petitiononline.com/demgiov/petition.html



Non hai scritto una cosa, la più ovvia: la nostra generazione erediterà i beni messi insieme dalla generazione precedente, con il proprio lavoro.

E’ per questo, credo, che in Germania “ci” chiamano “la generazione degli eredi”: quelli che si troveranno in mano case, proprietà etc. per le quali non hanno lavorato, ma che arriveranno così, d’un colpo.

Sembra cinico, forse è cinico, ma è così.

Poi, è chiaro che se avremo addosso ancora per anni questo governo d’imbecilli cattocomunisti che sono capaci solo di alzare le tasse a chi non arriva a finemese, probabilmente finiremo per usare le proprietà ereditate per pagare le tasse.

Speriamo nel ritorno di Silvio, veh…



vabbè qualunquista tu sperere in quello che vuoi, anche nel ritorno di bettino craxi. ma che equità ha un sistema in cui si eredita? e chi non ha da ereditare? è questo che deve fare un paese moderno? dai per favore



Non ho mica detto che è normale…

Ma mi sembra più anormale che tu vada a fidarti ciecamente di quelli che il presente sistema l’hanno costruito e non promettono niente di più che il mantenimento dello stato attuale a prescindere.



Le cose non si cambiano postando i vostri patetici sfoghi.Organizzatevi e scendete in piazza!
Che tristezza quest’italietta pseudodemocratica ormai allo sfascio.



e qual’è la colpa di questa generazione di ereditieri? di essere nati quando le cose erano (o sembravano) più semplici ed era possibile investire qualcosa nel futuro dei propri figli? che vuol dire? oggi il problema è che a noi non è dato di fare altrettanto… il problema non è mica che stiamo senza lavorare in attesa di ereditare (io poi personalmente l’unica cosa che posso sperare è che i miei non mi lascino i debiti)…il problema è che stiamo senza lavorare, o ad arrabattarci come possiamo con lavori precari, in attesa che si creino condizioni tali che ci permettano di non essere disoccupati o precari….



mi fa piacere lucy che sei andata a recuperare questo post. è da qua che mi è venuta l’idea di scrivere il libro :-)



da un gran bel post una gran bella idea!



:-) grazie lucy



quoto: fantastico post… e interessante anche la riflessione sulla “generazione di eredi”

l’ho copyncollato (riportando la fonte e pubblicizzando il tuo libro di prossima uscita) sul blog di Grillo.

Mello sei un mito. Dai parole ai pensieri incompresi di una generazione, ed a differenza dei ‘letterati 1.0′ con te è possibile dialogare.

ce ne fossero di più di persone come te…

dai dai fai una lista col bollino chiquita-grillo! :D



uga non esagerare che mi imbarazzi. cmq io spero che dal libro, qualcosa sinceramente nasca (non ho idea cosa) stiamo a vedere che ci siamo



siete i migliori



cm butta? k s dice??



caz sto post non veniva commentato da settembre. è stato questo post che sviluppato e sviluppato, mi ha portato a scrivere “l’italia spiegata a mio nonno”. mi fa piacere che qualcuno ogni tanto lo ripeschi. ottimo



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Come prendersi un boomerang mediatico nei denti Io farei Saviano ministro alla Cultura

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