Avrei potuto parlare di giornali, televisione, video e Finanziaria2007
Oggi avrei potuto parlare dello sciopero dei giornalisti che comincia o
ggi e durerà per due lunghissimi giorni. A proposito di giornali, è in corso un dibattito, nato da un articolo dell’Economist sul futuro delle testate cartacee. Ci si chiede se la carta stampata sia destinata a scomparire e se verrà soppiantata dai blog e dalle altre fantastiche diavolerie che la tecnologia ci prepara. Su questo argomento hanno scritto anche Luca De Biase, Beppe Severgnini e Mario Lupi. Io non posso che concordare con LDB, ormai per me un vero punto di riferimento: i due “media” devono convivere. In questi giorni di sciopero, insomma, nonostante i blog, avremo meno strumenti per capire ciò che succede intorno a noi.
Oggi avrei potuto parlare anche di quanto dice Aldo Grasso (altro mio punto di riferimento) che, analizzando la televisione, racconta ogni giorno il nostro paese da un’angolatura utile, che non si trova in tante analisi ed editoriali strettamente politici. Qua, per esempio, parla ancora della domenica pomeriggio televisiva, parla di Baudo, di Costanzo e del loro pubblico di umarells. Anche guardando la TV viene fuori l’enorme questione generazionali che caratterizza la nostra penisola. Una questione che non dipende solo dalla demografia, dall’età anagrafica della popolazione, ma che dipende, soprattutto, dall’età anagrafica e dalla storia delle nostre classi dirigenti.
Oggi avrei potuto anche ringraziare il mio amico Marco Esposito che sul suo blog ha postato un video in cui rispondo alla domanda “Cos’è Generazione U?” dopo il bell’incontro di Roma del 16 settembre.
Ma oggi avrei anche potuto parlare delle mia felicità per finanziaria2007, un’iniziativa online che in soli tre giorni ha avuto 3500 contatti e (proprio in questo momento) cento adesioni. Ne hanno parlato anche Radio Radicale e Punto Informatico. Ma più che la soddisfazione per la visibilità ricevuta, la nostra contentezza nasce dal fatto che nel nostro piccolo, siamo riusciti a mettere questa bacheca virtuale in una strada trafficata del web, come una vetrina dove poter finalmente vedere le generazioni invisibili del nostro paese. E basta leggere le adesioni per riconoscerci immediatamente in quelli che hanno sottoscritto il decalogo. Non è ancora un’uscita dal silenzio che avvolge “la generazione 100 euro” senza prospettive e senza diritti. Ma un primo passo (come tanti altri in corso). Un nodo della rete. Che è di buon auspicio.
Di tutto ciò avrei potuto parlare. E ho detto tutto.

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